Amauri, c’è la chiamata di Dunga per l’amichevole Brasile-Italia ma la Juventus si oppone: “Convocazione in ritardo”
31 gennaio 2009 — Fabio Traversa
Amauri, brasiliano di nascita ma in attesa dell’arrivo della cittadinanza italiana, è stato convocato dal ct verdeoro Dunga per l’amichevole in programma il 10 febbraio a Londra, proprio contro l’Italia. Per il bianconero, incluso nella lista dopo l’infortunio dell’attaccante del Siviglia Luis Fabiano, sarebbe stata una prima volta assoluta che avrebbe posto fine ad una telenovela lunga quasi un anno.
Il presidente della Juve Giovanni Cobolli Gigli però ha detto: “Dunga ha preannunciato la sua convocazione per la gara di Londra con gli azzurri, ma la posizione della società è definitiva: non daremo l’autorizzazione ad Amauri di andare. Ragione: la convocazione è arrivata in ritardo, lui ci serve per la Juventus e allora non andrà con la nazionale”.
Fredda era stata la reazione della Federcalcio italiana, che ha commentato la convocazione di Amauri attraverso il portavoce Antonello Valentini: “Rispetteremo la volontà del giocatore. In questa vicenda siamo solo spettatori, per questo non abbiamo sentito né la società bianconera né tantomeno Amauri”.
Balotelli non c’è, per scelta tecnica, come Obinna e Dacourt che a breve potrebbero lasciare l’Inter. Il tecnico Josè Mourinho: “Per me i giocatori sono tutti uguali, Balotelli è come gli altri. Anche se è giovane ci si aspetta tanto da lui, ma voglio dire che è un bravo ragazzo. Qualcuno lo vorrebbe sopra le righe, ‘high profile’, lui non è preparato a questo nè in campo e nè fuori. Magari la personalità aiuta Santon: in campo ha una corsa naturale, ci aiuta con gli inserimenti e si sta adattando a un ruolo nuovo per lui, certo ha bisogno di stabilità ma ‘il bambino’ è bravo, è felice di giocare e di stare zitto visto che il suo allenatore gli impedisce di parlare con la stampa”. Su Mario: “Non pensate che per me sia un piacere tenerlo fuori. Mi fa male quello che sta succedendo, credo che lui un giorno capirà e distinguerà tra chi lo vuole aiutare e chi no. Ha tutto il tempo di diventare un grande giocatore e un grande uomo. Il pianto dopo l’allenamento? Non è vero, non è successo alla fine dell’allenamento, dopo non so , non posso saperlo”.